La dura vita della mamma in spiaggia

Quando, circa un anno fa, avevo scritto un articolo sulla sopravvivenza al mare con un neonato ero convinta non ci fosse nulla di più faticoso, questo perché non avevo ancora provato cosa significasse andare al mare con un(a) duenne.
Di solito siamo in due a passarci la “Patata bollente” ma ieri per la prima volta (e qui mi inchino modalità venerazione a tutte quelle mamme che lo fanno sempre) ho provato l’ebrezza di andare in spiaggia da sola con mia figlia.
Partiamo da un presupposto da non sottovalutare: ieri è stata la Giornata più calda di tutte le giornate più calde dal 1420 ad oggi.
43 gradi all’ombra.
E non tanto per dire.
La scena che si è presentata davanti ai coraggiosi che si sono avventurati sulla nostra stessa spiaggia é stata questa:
Madre con pettinatura indecifrabile, arrancava verso la spiaggia trasportando 3 borse contenenti: acqua, frutta, spuntini vari, 4 asciugamani, creme solari, cappellini, pannolini ma anche mutandine ma anche costumini, numero incalcolabile di palette, rastrelli, secchielli e altre diavolerie tipo minibetoniere che ancora non ho capito se stiamo andando in spiaggia o in cantiere.
Canottino gonfiabile, piscinetta gonfiabile, paperella gonfiabile, braccioli e ombrellone, per fortuna non gonfiabile.
Con l’unico dito rimasto libero (ora non ricordo quale) teneva la mano della figlia per evitarle il tuffo carpiato in mare.
Sempre la suddetta madre dalla pettinatura discutibile lanciava tutte le borse e le robe gonfiabili a caso sulla sabbia cercando di piantare l’ombrellone alla meno peggio, mentre la duenne, nonostante la ripetuta richiesta di stare ferma un attimo “perché ancora non ti ho messo la crema “ (e qui rideva da sola guardandomi dall’esterno per averci creduto) si trasformava in una fettina panata.
A quel punto la mamma provava a riacciuffarla correndo su e giù per la spiaggia e, bloccandola con una mossa di judo, tentava di toglierle la sabbia di dosso con uno dei 4 asciugamani nascosti tra gonfiabili e palette per spalmarle la crema solare, ma ecco che la furba duenne, divincolandosi dalla presa, si rimpanava come una cotoletta alla milanese, finché la madre in preda ad un raptus decideva di legare la figlia all’ombrellone.
Una volta messa la crema il peggio sembrava passato ma, attenzione, non bisogna mai abbassare la guardia, il duenne al mare va guardato a vista perché è veloce come una lepre e su un territorio sconfinato come una spiaggia, potrebbe fare qualsiasi cosa.
E infatti fa qualsiasi cosa:
Corre la maratona di New York, si tuffa di testa a riva, fa nuoto sincronizzato ingerendo acqua salata, alghe, Nemo, Dory e pure Baby Shark, urla come un invasato e si rotola, oh quanto si rotola, calpesta gli asciugamani di tutti e la Mia, come se non bastasse, riempie i secchielli e fa gavettoni a tutti i bagnanti.
E la mamma spettinata in tutto questo?
Dov’è finita?
La mamma è quel piccolo puntino nero in lontananza che salta da una parte all’altra tipo flipper e che, a fine giornata, dopo averlo sciacquato innumerevoli volte, asciugato innumerevoli volte e vestito innumerevoli volte, si trasforma nella dea Kālī e carica come un mulo si sente chiedere dalla duenne con gli occhioni da cerbiatto: mamma in braccio!
Ed è in quel momento che tu, donna lucertola che tanto amava il mare, rimpiangi quei bei pomeriggi novembrini con tazza di tè fumante sul divano, sotto la copertina e soprattutto con il figlio all’asilo, ma poi, nonostante tutto, avrai sicuramente nostalgia dell’estate e del sapore di sale e sabbia, che il tuo amato bambino metteva nella tua bocca ogni volta che parlavi.

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