La verità delle mamme

Continuo a pensare a lei, la donna, la mamma, che si è buttata nel Tevere.
A Pina, così si chiamava.
In questo momento si stanno ancora cercando le sue gemelline di 6 mesi che, purtroppo, erano con lei e io, anche se non sono brava a farlo, prego con tutte le mie forze che siano vive, lasciate da qualche parte in un brevissimo momento di lucidità prima del buio totale.
Un tempo avrei pensato “ma ammazzati solo te!”
Sicuramente l’avrei condannata, sarei stata superficiale, perché non sapevo la verità delle mamme.
Ma adesso che mamma lo sono diventata e ho sperimentato sulla mia stessa pelle quanto possa essere difficile fisicamente e psicologicamente la prima cosa che ho pensato è stata: “…non ce l’ha fatta, si è sentita sola, non ha retto…povera mamma”
Si, povera Mamma e povere mamme.
Bisogna osservarle e ascoltarle con attenzione le mamme, soprattutto quando non parlano, quando si chiudono.
Una donna quando diventa madre riceve un dono più grande di lei, molto difficile da gestire.
C’è un rovescio della medaglia che si tende a minimizzare, di cui poco si parla e, purtroppo, nella maggior parte dei casi sono le stesse mamme a cucirsi la bocca.
Perché il solo pronunciare parole come fastidio, fatica, sofferenza, solitudine, stanchezza, paura, ci fa vergognare, ci fa pensare di essere delle cattive madri, di essere delle ingrate, di non essere all’altezza dell’immenso dono che abbiamo ricevuto.
A volte vorremmo solo un po’ di silenzio, farci un bagno senza preoccuparci del tempo, dormire senza l’ansia di essere svegliate all’improvviso, uscire con un’amica e parlare con la leggerezza di prima ma, nemmeno inizi a pensarlo che già ti senti in colpa e se sei sola, se non hai il sostegno di un compagno amorevole, di una nonna disposta a darti il cambio, se non puoi permetterti una babysitter, tutto questo può anche ucciderti.
La verità è che la nascita di un bambino può non essere un momento di sola gioia e questo non significa assolutamente che una madre non ami il proprio figlio o che non sia felice di averlo, una cosa non esclude l’altra.
La società dovrebbe smetterla di mostrare solo immagini di famiglie felici, di mamme entusiaste, tranquille e in forma subito dopo il parto, chi mamma lo è dovrebbe raccontare sempre la verità a chi lo sta diventando, raccontare che il primo anno di vita di un bambino è difficile, faticoso e ti mette a dura prova.
Parlandone non sminuiamo l’amore per nostro figlio ma aiutiamo le future mamme ad avere la consapevolezza che se si sentiranno insicure, impaurite è tutto normale, non sono le sole e non sono cattive madri per questo.
Non dimentichiamo che le madri esistono come individualità e non solo in funzione dei figli.
Cercate sempre di cogliere il loro disagio, di tranquillizzarle, di aiutarle.
Una cosa fondamentale è non colpevolizzarle mai, ricordatevi che stare male non è una loro volontà.
È importante supportarle emotivamente quando piangono o
quando hanno un momento di sconforto, oltre a cercare di alleggerire il loro carico di lavoro quotidiano.
Ricordatevi che le “supermamme” non esistono, quelle alla “Mulino bianco”, quelle che vedete su Instagram con case perfette, acconciature e trucco perfetti, figli perfetti sono in realtà una finzione, come fossero Spiderman o Superman.
Invece di preoccuparvi di avere la casa pulita o di preparare la cena preoccupatevi di stare bene, di dormire, di prendervi del tempo per voi.
E se per voi stare bene significa uscire con un’amica, andare a fare shopping, a lavorare o in palestra chiedete a qualcuno di tenere il bambino per un paio d’ore e non sentitevi in colpa per questo, non togliete nulla al vostro bambino anzi gli regalate una mamma più serena.
Spesso è la società in cui viviamo che tende a farci credere che per essere delle brave mamme dobbiamo annullarci, che per essere delle brave mamme dobbiamo per forza sacrificarci.
Ma perché?
Ma nemmeno vostro figlio vorrebbe essere un sacrificio per voi.
La verità è che purtroppo l’Italia non è un paese per mamme, partendo già dall’ ospedale dove spesso si viene dimesse al secondo giorno con in mano le fotocopie sull’allattamento e tanti cari saluti come se bastasse un libretto di istruzioni, come se prendersi cura di un neonato fosse la cosa più semplice del mondo, come se il solo fatto di essere diventate mamme ci trasformasse in delle esperte in materia.
Vi sentirete spesso sole, incapaci, impreparate, é tutto normale, ma se vi rendete conto di non farcela, di essere sempre tristi, troppo stanche, non chiudetevi in voi stesse.
Ditelo, urlate, sfogatevi.
Parlate con altre mamme, con vostro marito, con vostra mamma, con un’amica, con uno psicologo, con chiunque, ma parlate.
Non tenetevi tutto dentro.
Non siete delle cattive mamme per questo, l’80% delle mamme ci è passata, l’importante è rendersene conto e non vergognarsi di chiedere aiuto.
A volte, già il semplice parlarne con qualcuno migliora la situazione.
Molte ansie e paure sono ingigantite dal fatto di tenerle nascoste, perché si pensa di essere le sole a provarle, quando invece sono comuni a tutte le mamme.
Chiedere aiuto non fa di voi delle perdenti ma delle donne e madri coraggiose perché è in questo modo che vi prenderete davvero cura del vostro bambino e della relazione che state costruendo con lui .
Chiedere aiuto è il vostro più grande atto d’amore.

Questo articolo è dedicato a te, Pina.

“E te ne vai, Maria, fra l’altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.
Sai che fra un’ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.
Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente”

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