L’ultima volta

Oggi Mia fa 16 mesi.
E proprio allo scoccare di questo giorno l’ho allattata per l’ultima volta.
Anche se non sapevo che sarebbe stata l’ultima.
Ho sempre pensato che l’ultima poppata, la nostra poppata dell’addio, l’avrei voluta ricordare, che avrei voluto una foto, forse un video, che avrei voluto spiegarlo alla mia bimba, che l’avremmo celebrata insieme.
Invece no.
Non è successo, perché non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta.
Tutto è avvenuto in maniera naturale, fluida, che poi é stato il comune denominatore di tutte le mie decisioni da mamma fino a questo momento: il rispetto assoluto dei tempi della Mia bambina.
Non che non ci abbia provato altre volte perché, diciamo la verità allattare spesso é faticoso, specialmente di notte, ma non era il momento giusto per lei e forse neanche per me.
L’ allattamento é il primo vero viaggio insieme di una mamma e il suo bambino ed è un viaggio esclusivamente loro, un’esperienza che conosceranno, condivideranno e capiranno solo quella mamma e quel bambino.
Un viaggio profondo nella costruzione del rapporto tra madre e figlio , un atto d’amore reciproco.
Forse il più grande.
Io ho allattato a richiesta per i primi sei mesi.
Fatica, tanta fatica.
Non esisti più.
La te stessa di prima, con i suoi ritmi, con le sue abitudini, con il suo corpo, non esiste più.
La mia bambina ha quasi subito smesso di giorno una volta inserite le pappe, ma fino all’anno e oltre ho continuato ad allattarla la sera per addormentarla, la notte per consolarla o per coccolarla o per guarirla o per sollevarla durante una febbre o per calmarla se le dava fastidio un dentino o per aiutarla se aveva mal di pancia o per farle riprendere sonno o semplicemente per avere quell’inspiegabile momento tutto nostro.
Insostituibile.
Tante volte ho maledetto quella tetta.
Ma un milione di volte in più l’ho benedetta.
Perchè quella tetta è stata la mia migliore alleata.
Perchè quella tetta mi ha aiutato in situazioni che sembravano ingestibili.
Perchè quella tetta mi ha salvato quando non sapevo cosa fare, quando il pianto della mia bambina era indecifrabile e io mi sentivo una povera incapace.
Perchè quella tetta mi ha regalato degli sguardi, delle carezze, una tenerezza che mai avevo conosciuto e che mai più conoscerò.
Sapevo che presto sarebbe arrivato quel momento e confesso di averlo spesso desiderato, ma stamattina quando ho realizzato che era finita, che basta, ormai non si poteva più tornare indietro, ho pianto.
Ho pianto tanto.
Ho rivissuto tutto questo nostro viaggio insieme.
La prima volta che si è attaccata, non aveva neanche un’ora di vita, gli occhi ancora stropicciati, il corpicino ancora stanco, si è arrampicata e ha trovato subito la sua amata tetta.
I primi giorni quando ancora non sapevo bene in che posizione metterla ma lei me l’ha insegnato.
I nostri allattamenti ‘ndo capita: sulle scale, sul muretto, sul prato, in spiaggia, per strada, nei bar, all’autogrill, sullo scivolo, sotto l’ulivo…
Quelle notti invernali nel silenzio della città quando sembravamo essere sveglie solo noi due.
Le poppate voraci e quelle delicate mentre mi accarezzava i capelli.
Ecco il montaggio del nostro film.
Intensi fotogrammi di amore.
Solo amore.
E rivivrei tutto, anche le notti di pianto soffocato per la stanchezza.
Perché è stato fatto tutto solo per Amore.
Per pochissime cose sono davvero orgogliosa di me stessa e sicuramente avere allattato per 16 mesi è una di queste.
Non so se la mia bambina se lo ricorderà ma io lo ricorderò anche per lei.
Perché è questo che fa una Mamma.

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