Mamme di figli maschi, siete soprattutto donne

Spesso e volentieri mi sento dire “quanto sei fortunata” perché ho un compagno che cucina, lava i piatti, fa la spesa, passa l’aspirapolvere…
Sembra che avere affianco un uomo che si occupa delle faccende domestiche sia come vincere al Superenalotto.
Per me, che ho avuto un padre che oltre a lavorare divideva equamente i “mestieri di casa” con mia madre, è sempre stata normale amministrazione e guardo queste persone come fossero aliene.
Ma, purtroppo, mi rendo sempre più conto che, in realtà, la vera aliena sono io.
Io che, giuro, non mi ero mai resa conto, come da quando sono diventata mamma, di quanta disparità ci sia ancora tra uomo e donna.
Vi dirò una cosa, profondamente scioccante, profondamente nascosta, ma profondamente vera: nel nostro paese il maschilismo è così radicato nella cultura e nella società, che, anche se forse inconsapevolmente, ne siamo vittime tutti.
Quante volte assistiamo a battute sessiste di basso livello in televisione, al lavoro, per strada?
C’e il personaggio volgare che ti commenta il sedere, ma ci sono soprattutto posti di comando, assemblee, istituzioni, dove i relatori, gli esperti, i vertici, sono sempre uomini. Nei luoghi importanti, dove si prendono decisioni, dalle più superficiali alle più significative ci sono sempre loro, gli uomini.
Quante donne ci sono ancora che lavorano tutto il giorno e poi la sera, quando tornano a casa, devono anche cucinare, lavare i piatti, stirare, stendere…mentre magari il compagno si rilassa davanti alla tv perché è stanco?
Quante donne ci sono ancora che la domenica a pranzo con i parenti cucinano, servono in tavola, sparecchiano (magari aiutate dalle altre donne della famiglia) mentre il marito (con gli altri uomini della famiglia) si prende il caffè (preparato da lei) mentre guarda la partita sul divano?
Queste sono finestre di vita quotidiana di tantissime famiglie italiane e vengono considerate come normali, scontate.
Gli uomini che svolgono “lavori domestici” si sentono una “specie protetta”
“Io aiuto in casa” si vantano.
Grazie ragazzi, ma non è che fate qualcosa di straordinario, non è che ci fate un regalo o un favore.
Fate la vostra parte come noi facciamo la nostra e come è giusto che sia.
C’ è poi una parola che ho scoperto, sempre da quando è nata MiA, che mi fa davvero rabbrividire, ogni volta che la sento (e purtroppo per me capita spesso) mi vengono le bolle, mi esce l’herpes, mi fumano le orecchie…questa parola è: Mammo.
Quando ho scoperto che tale parola esiste anche sul dizionario italiano (giuro! Ecco qui la prova: mammo
[màm-mo]
s.m.
Padre che svolge nei confronti dei figli piccoli e della gestione della famiglia le mansioni tradizionalmente assegnate alla mamma) ho veramente capito che siamo ad un punto molto molto preoccupante di non ritorno.
Ma stiamo scherzando?
Esiste una parola bellissima, una sola parola: Papà.
Si chiama Papà.
E il papà fa il papà ovvero fa tutto quello che fa una mamma (a parte partorire e allattare).
Quando chiamate un papà “mammo”, (brividi) state implicitamente dicendo che i compiti che lui svolge sono in realtà compiti che dovrebbe svolgere una mamma.
Ma davvero nel (quasi) 2020 c’è qualcuno che pensa che dare la pappa a un bambino, cambiargli il pannolino, addormentarlo, fargli il bagnetto, vestirlo…siano prerogative di noi donne?
E le prerogative dell’uomo quali sarebbero?
Lavorare, portare i soldi a casa, viaggiare, buttare qualche spermatozoo e portare i figli alle partite?
Questo è l’unico contributo che il genere maschile secondo la società dovrebbe dare alla questione figli?
E non ditemi che sono esagerata.
Perché nei bagni pubblici degli uomini non ci sono i fasciatoi?
Perché sono riservati solo ai bagni delle donne?
E vi sembra normale che in un paese “civile” il congedo di paternità sia di 5 giorni?
Pensate poi un attimo alla pubblicità.
Se il focus è sul bambino che gioca, allora ecco spuntare il papà.
Ma se devono vendere pannolini, creme, vestitini, omogeneizzati… indovinate chi è la protagonista ? La mamma!
E potrei andare avanti per ore.
Spesso però, e mi duole enormemente scriverlo che quasi non vorrei farlo, sono le stesse donne ad alimentare tutto questo, dimostrando di coltivare una serie di stereotipi di genere, a volte ancora più forti di quelli degli uomini.
Si, perché non sapete quante volte ho sentito “colleghe mamme” lamentarsi della latitanza dei papà, donne distrutte dalla mancanza di sonno con mariti che si girano dall’altra parte del letto o che dormono direttamente sul divano perché devono lavorare, che non cambiano pannolini perché schizzinosi, che non vestono il neonato “perché non sono capaci”…questi uomini non devono essere compatiti, non devono essere difesi, non devono essere tutelati semplicemente devono capire (in un modo o nell’altro) che un figlio si fa in due, lo si cresce in due e si condividono gioie, dolori, divertimento e fatica al 50%.
Tolleranza zero verso questa categoria di “uomini” da parte nostra, per favore.
Sicuramente a questo punto del mio articolo ci sarà qualcuno che storcerà il naso e pronuncerà la fatidica parola : FEMMINISMO.
E sicuramente, purtroppo, tante saranno le donne, pensando sia un argomento ormai datato.
Si tende a considerarla una battaglia folkloristica, un po’ agè ignorando (spesso volutamente) l’evoluzione che questo movimento ha avuto nel corso del tempo e sminuendone l’importanza.
Ma, sinceramente, 95 omicidi nei primi 20 mesi del 2019 con vittime femminili, (quasi uno ogni tre giorni) non mi sembrano segnali da sottovalutare.
Non mi sembra che il femminismo sia un capitolo che può considerarsi chiuso nella storia del nostro paese.
Magari vi state chiedendo cosa c’entri ora il femminicidio e la violenza sulle donne, state forse di nuovo pensando che io sia esagerata.
Ma io vi dico che c’entra eccome.
Perché le istituzioni possono sicuramente influenzare, determinare, agevolare lo sviluppo o non sviluppo di una società ma quello che ogni uomo o donna ha dentro se stesso nasce da lontano, in primis in famiglia.
Si parla tanto di disuguaglianza tra uomo e donna sul lavoro, o in ambito, per l’appunto, sociale, ma una volta che la porta di casa si chiude, cosa succede dentro?
Se pensate che che dei 95 femminicidi 80 sono stati commessi in ambito familiare/affettivo e 60 all’interno di una relazione di coppia, capirete quanto sia fondamentale capire il rapporto uomo donna all’interno delle famiglie italiane, soprattutto quando ci sono dei figli perché diventiamo un esempio per loro, perché quando abbiamo un figlio MASCHIO dobbiamo essere consapevoli che stiamo educando l’uomo adulto in divenire e possiamo porre delle basi concrete sul modo in cui concepirà le sue relazioni con le donne.
Ed è proprio questo il punto cruciale del mio articolo ed il motivo per il quale ho deciso di inserirlo all’interno del mio blog dedicato principalmente alle mamme, neo-mamme e future mamme.
Voglio rivolgermi alle mie colleghe mamme di figli maschi perché abbiano ben chiaro ( sicuramente la maggior parte ne è già conscia)quanto il loro comportamento sia determinante nel comportamento che avranno da adulti nei confronti di una donna.
Diciamoci la verità, almeno qui tra noi,
le mamme con i figli maschi hanno un atteggiamento diverso rispetto a quello che hanno con le figlie femmine.
E non è una colpa, spesso lo si fa in modo assolutamente inconsapevole.
Ma visto che in futuro qualunque uomo potrebbe trasformarsi in un potenziale carnefice, reagendo in modo violento ad un rifiuto o abbandono di una donna, un lavoro va sicuramente fatto da parte nostra (mi ci metto anche io dentro perché desidero molto un figlio maschio) partendo da piccoli gesti quotidiani.
Cercando di non essere troppo servili nei loro confronti, condividendo a pari livello con il nostro compagno le mansioni domestiche e la cura del bambino, mostrando di non essere solo mamme ma anche donne con propri interessi, passioni, ambizioni…
Purtroppo fin da piccoli, a molti maschi, vengono concessi privilegi e attenuanti proprio in quanto maschi.
Tollerare linguaggi violenti, piccole scenate, espressioni volgari nei confronti del sesso femminile è sempre sbagliato.
La cronaca  ci mostra come dietro a un uomo violento c’è un padre violento nei confronti dei figli o della moglie, c’è insomma un bambino che ha ‘imparato’ la violenza prendendo il padre come modello… ma, purtroppo dietro un uomo violento, spesso ci sono ancora madri complici.
Bisogna riconoscere che molte madri solidarizzano con i figli quando questi esprimono comportamenti machisti o addirittura violenti: in questo, le madri non fanno che rispecchiare i pregiudizi sessisti condivisi da larga parte della società.
Bisognerebbe educare i figli alla giustizia, al rispetto per l’altro, alla libertà, alla parità tra i sessi, alla non violenza.
Bisognerebbe cercare di far loro comprendere e conoscere al meglio l’universo femminile, far loro riconoscere la profonda ingiustizia della discriminazione contro le donne spiegando quanto siano inaccettabili sessismo e misoginia.
Farli riflettere sulla responsabilità dell’uomo nel concepimento e la necessità dell’accordo profondo della donna in un rapporto o relazione sessuale.
Renderli autonomi nel prendersi cura di loro stessi e nel sapersi far carico di tutti i lavori domestici.
E in questo bisogna essere ovviamente sostenute dai papà.
Insomma, per crescere uomini emancipati c’è un grande bisogno di madri emancipate, capaci di educare bambini indipendenti e liberi.
Riflettiamo amiche, ma soprattutto agiamo per non far sì che ogni 25 novembre ci siano i social intasati di foto con segni rossi, post retorici, messaggi strappalacrime, ma nel concreto tutto finisca li, quando si spengono computer, cellulari e tablet.

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