RIPORTIAMO LA NATURA NELLE NOSTRE VITE

Sono sempre stata freddolosa.
Sempre.
Una di quelle con piumone anche ad agosto e finestre sigillate, per intenderci.
Massimiliano il mio esatto contrario, finestre aperte anche d’inverno.
Lui apriva, io chiudevo.
Io chiudevo, lui apriva.
Quando è nata la bambina è stato ancora peggio perché l’Ansia del colpo d’aria e dello spiffero malefico mi perseguitava.
E se Mia aveva il raffreddore o la tosse ci mancava poco che sigillassi le finestre in vero bunker style.
Ma poi, magicamente, le finestre di notte si aprivano e ancora più magicamente raffreddore e tosse scomparivano.
Ebbene si.
Ci è voluto tanto, ci sono volute tante aperture e chiusure di finestre, ma alla fine ho dovuto arrendermi all’evidenza: Massimiliano aveva ragione.
In realtà noi mamme italiane siamo state condizionate dalle nostre mamme italiane, a loro volta condizionate dalle loro mamme italiane…sì perché questa leggenda metropolitana del colpo d’aria è tutta tipicamente italiana, provate a spiegargliela ad una mamma straniera e vi guarderà come se stesse parlando del mostro di Lochness.
Per esempio:
Sapete cosa fanno le mamme norvegesi?
Tengono i loro figli in balia delle intemperie invernali, ore ed ore fuori al freddo a giocare, a correre e saltare in mezzo alla neve.
E, attenzione, non solo i bambini in età scolare, anche i più piccolini vengono lasciati a dormire nelle carrozzine fuori al freddo.
Madri snaturate?
Assolutamente no, lo fanno per la loro salute!
Dobbiamo ricordarci che i nostri antenati erano un tutt’uno con la natura, non esistevano porte blindate, finestre, caloriferi…il nostro corpo deve riabituarsi e il nostro sistema immunitario deve saper reagire ai cambi di stagione, al freddo, al caldo per temprare il corpo.
Pioggia, neve e gelo non devono essere un ostacolo al gioco all’aria aperta.
Non vi chiedete mai il perché i bambini al nido spesso si ammalano?
Perché nella maggior parte dei casi in inverno vengono tenuti tante ore all’interno, dormono tutti insieme magari con le finestre chiuse e via che i batteri si divertono.
Ci vuole la supercombo aria fresca ed esposizione al sole per aumentare l’immunità ai batteri.
Stare all’aria aperta, in particolare quando c’è il sole, aiuta la produzione della vitamina D necessaria al corretto funzionamento dell’organismo ed è la migliore delle medicine.

Siamo una generazione indoor,  trascorriamo il 90 per cento del tempo in spazi chiusi, circa 22 ore al giorno.
La cosa peggiore è che lo facciamo in modo inconsapevole, perché la nostra percezione è ben diversa.
Siamo convinti di stare all’aperto perché comunque usciamo di casa per andare al lavoro, quando la verità è solo che ci spostiamo da un posto all’altro.
Spesso viviamo in ambienti sigillati, illuminati male e poco areati, dannosi per la nostra salute.
Una realtà che viene perfettamente raccontata in “The Indoor Generation”, un cortometraggio prodotto da VELUX in collaborazione con l’agenzia creativa “& Co” e diretto dal pluripremiato cineasta Martin de Thurah.
La giovane narratrice protagonista del corto spiega, mentre sullo schermo si susseguono  immagini di muffe, umidità, polveri: “alcuni hanno iniziato ad aver bisogno di aiuto. Per dormire. Per respirare. Per evitare il prurito. Molti di noi hanno anche iniziato a sentirsi tristi”.
Perché, come diverse ricerche hanno dimostrato, vivere in case umide e ammuffite aumenta del 40% il rischio di asma, mentre una scarsa qualità dell’aria può causare irritazione degli occhi, del naso e della gola, mal di testa, vertigini e stanchezza.
Con effetti a lungo termine che comprendono malattie respiratorie, broncopneumopatia cronica ostruttiva e malattie cardiache.
Come se non bastasse, ambienti chiusi e poco illuminati dalla luce naturale possono influire negativamente sul ritmo circadiano e, di conseguenza, sull’umore, sul sonno, sulle prestazioni fisiche e mentali, concorrendo anche allo sviluppo del Seasonal affective disorder, la depressione stagionale.
E a nulla serve, sottolinea la piccola nel video, “posizionare piccoli soli artificiali ovunque per rendere l’oscurità più sopportabile” e “accendere lampade per influenzare l’umore e scacciare la tristezza”.
“Il finale di questa storia deve ancora essere scritto e sta a noi decidere quale sarà” racconta la bambina protagonista del cortometraggio mentre le immagini, da scure e tetre virano verso la luce mostrando persone che spalancano le finestre.
Se ci teniamo alla Indoor Generation agiamo ora.
Cambiamo il nostro modo di vivere.
Riportiamo la luce naturale e l’aria pulita nelle nostre vite.
Piccoli cambiamenti possono essere adottati, cambiamenti che possono fare una grande differenza per le generazioni future.
Post in collaborazione con VELUX

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